La famiglia di mio marito per parte di madre: I Vanni

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(da sinistra in piedi: Ferdinando Vanni, Rinaldo Vanni, Paolina Vanni – seduti: Ersilia Pantani ed Angiolo Vanni [il capoccia])

I Vanni dalle nostre parti sono conosciuti per venire da Querceto (Pisa), la madre di mio marito, nella foto la signorina in bianco è Paolina Vanni. La sua famiglia viene dalla campagna, i Vanni erano conosciuti nei primi anni di inizio ‘900 per essere un numeroso nucleo. Le loro competenze, come un po’ tutti a quei tempi, erano di ogni genere. Nei poderi sopravviveva alla mezzadria chi si ingegnava a fare ogni cosa. Mia suocera racconta che essi erano autonomi in tutto, sapevano cucine, fare da mangiare per le feste (non erano obbligati a chiamare la cuoca e la chiccaia), erano pastori ed allevatori, cacciatori e bracconieri, apicoltori, ortolani e contadini, potini e falegnami.

A quei tempi mancavano di cultura di base, mia suocera racconta sempre che i suoi genitori Ersilia ed Angiolo (quelli seduti nella foto) fossero analfabeti e che firmassero con una croce a seguito del loro nome. Non mancavano però né di fede, ma solo dentro la chiesa e nemmeno di idee politiche che non negavano di manifestare con acerrime discussioni.

Quel mondo è ormai finito, chi ormai taglia ettari di fieno con la frullana, se ne vede solo qualcuno su qualche canale video su internet. Chi ormai usa le bestie per muovere l’aratro, nessuno! In noi però rimane il mito per quegli anni, rimane chiudere gli occhi e provare ad essere lì con loro in un giorno di lavoro. Svegliarsi la mattina quasi prima del gallo per mungere le vacche e le pecore, fare colazione come se fosse un pranzo, lavorare i campi e coricarsi presto per via della profonda stanchezza.

Proviamo con il nostro lavoro a tenere in piedi quelle nostre tradizioni familiari che nelle storie e negli usi ci spingono avanti e di cui siamo testimoni per le generazioni future.